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El cardenal Sistach presenta el seu darrer llibre a Roma

A la presentació de ‘Cristians en la societat del diàleg i de la convivència’ va assistir el cardenal Agostino Vallini, vicari de la diòcesi de Roma El cardenal arquebisbe de Barcelona, Dr. Lluís Martínez Sistach, va presentar ‘Cristians en la societat del diàleg i de la convivència’, el seu darrer llibre, a l’Agustinianum de Roma […]

A la presentació de ‘Cristians en la societat del diàleg i de la convivència’ va assistir el cardenal Agostino Vallini, vicari de la diòcesi de Roma

El cardenal arquebisbe de Barcelona, Dr. Lluís Martínez Sistach, va presentar ‘Cristians en la societat del diàleg i de la convivència’, el seu darrer llibre, a l’Agustinianum de Roma aquest dijous. En la presentació també van intervenir el cardenal Agostino Vallini, vicari de la diòcesi de Roma; el professor Vicente Cárcel Ortí; el sacerdot i periodista Antonio Pelayo, i el director de l’Institut Cervantes de Roma Sergi Rodríguez, moderat per Marta Lago, cap de redacció en espanyol de l’Osservatore Romano. També van assistir a la presentació els cardenals espanyols Antonio Cañizares i Santos Abril, així com també l’Ambaixador d’Espanya davant la Santa Seu, Eduardo Gutiérrez Sáenz de Buruaga.

Les paraules de l’autor

El cardenal Sistach va ressaltar el rol dels cristians en la cultura de la coexistència, el diàleg en el món plural i el mode de viure la fe en la societat secularitzada i va recordar també el missatge del Papa Francesc en què els cristians han d’anar a les perifèries socials per a anunciar el seu evangeli.

L’arquebisbe de Barcelona ha recordat que el dret fonamental de la llibertat religiosa encara “no és respectat en tots els països del món” i, en aquesta línea, va destacar la importància de les relacions entre Església i Estat i de l’Església i la societat.

De la mateixa manera, el cardenal Sistach ha insistit en què “l’estat laic o la laïcitat positiva no és una cosa estranya al cristianisme, sinó que s’inspira en les paraules de Jesús que s’han convertit en patrimoni de la humanitat mundial de l’estat democràtic” ‘doneu al César el que és del César i doneu a Déu el que és de Déu’.

Parole del Cardinale Arcivescovo di Barcellona, Dott. Lluís Martínez Sistach, nella presentazione del suo libro “Cristiani nella società del dialogo e della convivenza “, Roma, 29 maggio 2013.

 

Il libro contiene relazioni e interventi che ho presentato in diversi Congressi dal 1986, su un tema comune: la presenza della Chiesa e dei cristiani nella società. Il libro, editato con grande cura dalla Libreria Editrice Vaticana, comprende quindici saggi ed  è arricchito dalla prefazione del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che desidero ringraziare di nuovo.

Da quando il Concilio Vaticano II ci ha fatto dono dei suoi documenti, la questione della presenza dei cristiani nella società del dialogo e della coesistenza ha sempre suscitato in me un particolare interesse. E’ stata la costituzione dogmatica conciliare Lumen gentium che ha segnalato con assoluta chiarezza che il “carattere secolare è proprio e peculiare dei laici”(N. 31). I laici hanno come loro vocazione cercare il regno di Dio, trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Paolo VI stabilí una priorità nel lavoro ecclesiale dei laici nell’affermare che “il loro compito primario e immediato non è l’istituzione e lo sviluppo della comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei pastori – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo” (Evangelii nuntiandi, 70). Così l’essere e l’agire nel mondo sono per i fedeli laici una realtà non solo antropologica e sociologica, ma anche e specificamente teologica ed ecclesiale.

Purtroppo il Sinodo dei Vescovi dedicato ai laici, osservò che in tutto il mondo i laici cristiani hanno la tentazione di riservare un interesse così forte ai servizi e ai compiti ecclesiali, da giungere spesso a un pratico disimpegno nelle loro specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico (Cf. Christifideles laici, 2). Come reazione a questa costatazione di carattere mondiale, la vocazione specifica dei laici cristiani nel mondo ha ispirato i saggi raccolti nel mio libro.

Seguendo l’orientazione della costituzione conciliare Gaudium et Spes, bisogna dare la preferenza alla presenza della Chiesa nella società e alle relazioni tra queste due realtà, al di sopra delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato. Questo criterio è molto attuale, soprattutto nel nostro tempo in cui viviamo cambiamenti quantitativi e qualitativi di grande importanza ed è sempre necessario domandarsi riguardo alla presenza della Chiesa e dei cristiani nella società di oggi, quale sia il loro ruolo e come debbano realizzare la loro missione evangelizzatrice.

I saggi pubblicati in questo libro sono il risultato di richieste da me ricevute a partecipare a Congressi e Giornate riguardanti questa tematica specifica, vale a dire, il ruolo dei cristiani e delle comunità ecclesiali nella cultura della coesistenza, il dialogo in un mondo pluralista, il modo di evangelizzare in una società globalizzata e multiculturale e come vivere la fede nella città secolarizzata. Questi temi ed altri come l’emergenza della povertà e il dialogo con i poveri, la globalizzazione con le sue regole, l’inurbamento e i problemi legati alla vita nelle metropoli, l’Eucaristia alimento dell’impegno dei laici nel mondo e come essi vivono la santità che è la prima e fondamentale vocazione di tutti i battezzati, fanno parte della situazione attuale in cui si trovano i cristiani in mezzo al mondo di oggi con le sue difficoltà e le sue sfide. Come dice il Papa Francesco, i cristiani devono andare alle periferie sociali e culturali per anunziare Gesù e il suo Vangelo.

Stiamo celebrando il 1700° anniversario dell’Editto di Milano. Quel 313, per volontà degli imperatori Costantino e Licinio, segnò l’initium libertatis nel mondo moderno – come affermava il nostro professore Gabrio Lombardi –, anche se il percorso cominciato dalla libertà religiosa è stato arduo e non viene ancora rispettato in tutti i paesi del mondo.

Alcuni dei saggi del libro sono dedicati alla pratica individuale e sociale, in privato e in pubblico della libertà religiosa come un diritto fondamentale della persona umana. Qui diventano importanti i rapporti tra Chiesa e Stato, che da quell’editto di Milano hanno suscitato, potremmo dire, una doppia tentazione, quella dello Stato di servirsi della Chiesa per raggiungere la coscienza dei cittadini e quella della Chiesa di servirsi dello Stato per scopi ecclesiali.

Di fronte a queste potenziali tentazioni che purtroppo sono state reali nella storia, le parole di Gesù aiutano a vincerle: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Ecco quindi l’importanza di segnalare che lo Stato laico e la laicità positiva non è qualcosa di estraneo al cristianesimo, ma trova la sua ispirazione in quelle parole di Gesù che sono diventate patrimonio mondiale per lo Stato democratico e di diritto.

La libertà religiosa e la aconfessionalità dello Stato, la laicità e il laicismo occupano spazio nelle pagine di questo libro e  rispondono al dibattito attuale su questi concetti e queste realtà. Inoltre, il rapporto tra lo Stato e la Chiesa non è più una questione che riguarda solo i singoli paesi e la Chiesa cattolica, ma il rapporto tra le chiese e le confessioni religiose diventa un tema capitale nella Costituzione Europea per i cittadini dell’Unione Europea. Ho cercato di trattare questi argomenti in alcuni dei saggi raccolti in questo libro. L’identità europea è incomprensibile senza il cristianesimo, e i padri della Unione Europea – Alcide de Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman – la concepirono animati da una profonda fede cristiana. Sono di enorme impatto e molto attuali le parole di Giovanni Paolo II, pronunciate a Santiago di Compostela nel 1982 e rivolte all’Europa: “Torna a ritrovarti: Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radice. Rivivi quei valori autentici che fecero gloriosa e benefica la tua presenza tra gli altri continenti”. Benedetto XVI commentando quella massima evangelica affermava: “Se sulle monete romane era impressa l’effigie di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore dell’uomo c’è però l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. L’autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene” (Udienza generale, 17 settembre 2008).

Nei contenuti del libro ho seguito le direttive del Concilio Vaticano II sostenendo che la presenza della Chiesa nella società e la relazione tra gerarchia e autorità civili devono essere di dialogo leale e di collaborazione costruttiva a partire dalla propria identità. La Chiesa deve contribuire al discernimento di alcuni valori che sono in gioco nella società e che incidono sull’autentica realizzazione della persona umana e della convivenza sociale. La fede o la non credenza sono oggetto di una scelta che i cittadini devono compiere nella società, soprattutto in una società culturalmente pluralista in rapporto al fatto religioso. Lo Stato è laico, ma la società non lo è.

Nel libro si tratta della presenza pubblica dalla religione nella società, e specificamente della Chiesa cattolica, tenuto conto che nei nostri paesi la religione cristiana ha profonde radici e costituisce l’identità più viva dei popoli. Questa presenza è necessaria per evangelizzare, ma anche per richiamare fermamente quei principi, che sono a fondamento del bene comune e che, praticati negli ambiti sociale, economico e politico promuovono lo sviluppo integrale della persona umana. La Chiesa svolge una “funzione nutritiva” nei confronti della società. Per tale ragione si deve considerare positivamente la presenza pubblica della Chiesa nella società: questo, anzi, è un tema strettamente connesso con il diritto alla libertà religiosa e, quindi, con il diritto all’esercizio creativo della propria fede.

Tutti i saggi contenuti nel libro hanno avuto uno scopo convergente: presentare la realtà della società di oggi con le grandi sfide e proporre quale deve essere la presenza e il ruolo dei cristiani e della Chiesa nella nostra società del dialogo e della convivenza che è l’attuale, ed è dove i cristiani devono vivere ed offrire il tesoro più prezioso che hanno: Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Alla fine del libro parlo della Basilica della Sagrada Familia, di Barcelona, dedicata da Benedetto XVI. È un emblema della presenza della Chiesa in mezzo della città con i suoi diversi significati.

Voglio ringraziare cordialmente a D. Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, per l’interesse nella pubblicazione del libro, e specialmente al Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma,  recentemente confirmato per il Papa Francesco, e caro condiscepolo di molti anni fa, nella Pontificia Università Lateranense, per la sua partecipazione in questo atto e la sua lucida e generosa intervenzione, frutto anche della mutua amicizia, e gli altri membri di questa tavola il Professore Vicente Cárcel Ortí, il Dottore Sergio Rodríguez e il Dottore Antonio Pelayo per i loro interventi che hanno dimostrato l’affetto per la mia persona ed anche la buona coordinazione guidata dalla dottoressa Marta Lago. I miei ringraziamenti vanno anche a tutti i partecipanti a  questo atto. A tutti, moltissime grazie.

 

 

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